La cronaca di Martino Verri durante la Settimana Santa Dopo la tremenda Battaglia di Pavia del 24 febbraio 1525, e la fuga di Francesco I nelle mani dell’Imperatore, ci si sarebbe attesi che la città potesse finalmente respirare. Ma, come annota con amara precisione Martino Verri, la pace non fu che un’illusione fugace. Con l’assedio
Venuta la sequente aurora, il campo di battaglia si mostrò in tutta la sua orrenda magnificenza: migliaia di corpi giacevano sul terreno insanguinato, testimoni muti della rovina francese e della vittoria imperiale. La polvere della mischia si era posata, e con essa i destini degli uomini si erano compiuti: alcuni furono condotti in catene, altri
La Battaglia di Pavia non fu un semplice scontro d’armi, ma un intreccio di inganni, audacia e tragedia, i cui dettagli ci sono giunti grazie ai cronisti dell’epoca. Quella che segue è solo la prima delle cronache di quel giorno memorabile: il racconto di Martino Verri, testimone degli eventi che sconvolsero il destino di Francesco
Durante l'assedio di Pavia, il Duca di Borbone e il Marchese di Pescara fecero assoldare ottomila Alemanni. Quando questi giunsero nella Gera d’Adda, i due comandanti riunirono le forze spagnole e italiane che erano a presidio di Cremona, Lodi e delle altre città imperiali. Così facendo, il loro esercito raggiunse un totale di ventiduemila fanti,
Dopo quattro giorni, il Signor Giovanni si fece portare a Parma e, dopo alcuni giorni, fu risanato dalla piaga. E meglio fu per lui, poiché, se fosse rimasto sotto Pavia sino alla fine dell'assedio, sarebbe stato con gli altri o morto o preso. M. Verri, “Narrazione del pavese Martino Verri, testimonio oculare dei fatti accaduti
Ora, sendo libera questa parte dal suddetto assedio, tutti i soldati della città et insieme i cittadini sovente ne venivano a suo agio et piacere per quelle campagne et ortaglie che ivi si ritrovavano, a raccogliere insalate et ogni altra verdura per loro uso, che ivi si ritrovavano. Il che vedendo il signor Giovanni di
Nel giorno 14 febbraio 1525, sotto l'assedio che opprimeva Pavia, il valore degli imperiali guidati dal signor Antonio de Leyva rifulse in una delle più celebri imprese della resistenza cittadina: la grande sortita contro le truppe francesi e italiane stanziate presso il cortile di Campeggi. La carestia affliggeva la città. Il vino scarseggiava, i viveri
Doppo questo fatto il signor Giovanni Antonio da Leva con i soldati et cittadini si riporsorno senza far alcuna impresa per quindeci giorni, ma poi passati quelli di novo esso signor Giovanni Antonio da Leva s' imaginò una altra impresa, cioè di dare uno assalto alla gente del signor Giovanni Medici qual dimoravano al loco