Nel giorno 14 febbraio 1525, sotto l’assedio che opprimeva Pavia, il valore degli imperiali guidati dal signor Antonio de Leyva rifulse in una delle più celebri imprese della resistenza cittadina: la grande sortita contro le truppe francesi e italiane stanziate presso il cortile di Campeggi.
La carestia affliggeva la città. Il vino scarseggiava, i viveri erano ridotti a poco più che un lusso. Il signor Antonio, consapevole della necessità di rompere il cerchio dell’assedio, concepì un audace piano: colpire il presidio nemico accampato presso la fattoria di Campeggi, dove si trovavano le truppe italiane di Giovanni de’ Medici, sostenute dai francesi.
La manovra prese avvio con un diversivo. Da Porta Nuova di Milano, il signor de Leyva fece uscire cento uomini d’arme e cinquanta cavalli leggeri, i quali finsero di dirigersi verso il ponte di Santa Sofia, per minacciare i rifornimenti nemici. Ma giunti a circa un miglio e mezzo dalla città, virarono improvvisamente verso Campeggi.
Contemporaneamente, dalla stessa porta e dal bastione della cittadella, mossero due bandiere di fanti e circa 1500 uomini, accompagnati da due pezzi di artiglieria leggera, posizionati presso il gesiolo di San Stefano. Il bombardamento fece tremare l’accampamento nemico e seminò scompiglio tra le fila francesi e italiane.
Gli imperiali, guidati dal signor Matteo Beccaria, dal commendator Orias, dai capitani Beregano, Brachamonte e Eytilechio Rifach, piombarono sul cortile fortificato dove erano asserragliati i nemici. Lo scontro fu cruento: i muri cedettero sotto l’impeto dell’assalto, e i soldati di Giovanni de’ Medici furono sterminati. Oltre 600 uomini furono uccisi, mentre due capitani francesi si arresero, inginocchiati con le mani giunte, e furono fatti prigionieri.
I vincitori fecero ritorno a Pavia carichi di bottino: buoi, asini carichi di vino, castrati e altre carni, oltre a quattro bandiere conquistate e numerose armi. L’ingresso in città fu trionfale: tra canti e grida di giubilo, il signor de Leyva si rivolse agli amici con parole destinate a restare nella memoria: “Vi sembra forse che questa non sia stata un’impresa degna di lode e di eterna memoria?”.
Ma il trionfo militare non cancellò il dramma della carestia: le provviste ottenute non bastarono ad alleviare la fame che continuava a tormentare i pavesi. Il prezzo del vino e delle carni rimase altissimo, e il pianto per la miseria si mescolava ai canti della vittoria.
Approfondisci la grande sortita di Campeggi nei racconti dei testimoni:
- La versione dell’anonimo cronista pavese: racconto dettagliato dell’assalto e della miseria che attanagliava la città. Leggi l’articolo completo
- La versione di Francesco Taegio: il trionfo degli imperiali e il ritorno glorioso in città con il signor de Leyva in testa. Leggi l’articolo completo
- La testimonianza di Martino Verri: la voce di chi prese parte all’assalto, con l’artiglieria che aprì il varco alle truppe imperiali. Leggi l’articolo completo












































































































