Nel freddo pungente del giorno settimo di gennaio, la povera e meschinella città di Pavia fu nuovamente bersaglio dell’artiglieria francese. Da due lati opposti, i bombardieri del Re Cristianissimo fecero tuonare i loro cannoni contro le già martoriate mura cittadine. Le robuste pietre, che per giorni e notti avevano resistito ai colpi incessanti, tremarono ancora una volta sotto la furia delle palle di ferro. La gente, pur abituata al fragore della guerra, non poté trattenere il timore nel vedere la città loro ancora sotto il pesante attacco nemico.
Ma non fu solo la furia dei cannoni a turbare la notte seguente. I fanti del signor Giovanni de’ Medici, mossi da un ardore che si direbbe nato più dalla disperazione che dalla speranza, tentarono ancora una volta di salire sopra i bastioni e gli alti muri che cingevano la città. Armati di scale e protetti dall’oscurità, pensarono che questa volta avrebbero avuto successo. Tuttavia, l’astuzia e la vigilanza dei difensori imperiali si dimostrarono ancora una volta insuperabili.
La Resistenza di Pavia
Sotto il comando del valoroso signor Antonio de Leyva, i soldati tedeschi, spagnoli e i cittadini stessi si prepararono con fermezza a respingere l’assalto. Appena le prime ombre nemiche si stagliarono contro le mura, i difensori si scagliarono contro di loro con uno zelo e una determinazione che solo il bisogno di proteggere la propria terra può infondere. Sassi, lance, schioppettate e urla di guerra risuonarono nella fredda notte pavese.
I fanti del signor Giovanni, trovando un’opposizione più forte di quanto si fossero attesi, si videro costretti a ritirarsi nel disordine. Il loro tentativo, già fallito in precedenza, si concluse ancora una volta con l’amara umiliazione di dover abbandonare il campo senza aver riportato alcun onore o vantaggio.
Il Coraggio e la Speranza
Le mura di Pavia, pur segnate e logorate dai giorni d’assedio, rimasero in piedi come un simbolo della resistenza di un popolo che, stretto nella morsa del nemico, non si piega. La città, benché meschina nelle sue condizioni, si mostrava ancora grandiosa nello spirito.
Il Signore Iddio, che veglia su coloro che lottano per giusta causa, sembrò aver concesso ancora una volta il suo favore ai difensori. E così, mentre i francesi tornavano alle loro stanze con il capo chino e i cuori amareggiati, i pavesi, esausti ma vittoriosi, poterono alzare lo sguardo verso il cielo, confidando in un giorno in cui l’assedio finalmente sarebbe stato spezzato.












































































































