Cronache di Pavia: l’ira tedesca e la sortita contro i francesi

Cronache di Pavia: l’ira tedesca e la sortita contro i francesi
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

I tedeschi, pieni di malcontento e accesi dall’ira, il giorno 29 di novembre uscirono dalla città attraverso un bastione vicino alla chiesa di San Stefano. Giunti in quel luogo, dove si trovava una compagnia di francesi, con voci minacciose gridando si scagliarono contro di loro. Fu un’unica azione il gridare e il colpire: i francesi, senza poter opporre alcuna difesa o dire una sola parola, furono tutti, se non uccisi, almeno feriti e spogliati. Le loro armi, prese dai vittoriosi tedeschi, furono portate dentro la città come trofei.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

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L.M.

Il giorno 29 di novembre 1524, la resistenza pavese trovò nuovo slancio in un episodio di fiera determinazione e vendetta. I tedeschi, che da settimane difendevano la città con indomito coraggio, furono spinti all’azione non solo dalla disciplina militare ma anche da un profondo malcontento. La fame, il freddo e le continue provocazioni dei francesi avevano alimentato un’ira che cercava sfogo.

Così, attraverso un bastione vicino alla chiesa di San Stefano, un gruppo di soldati tedeschi uscì dalla città. Con passo deciso e voci minacciose, si avventarono contro una compagnia francese accampata in prossimità. Non vi fu esitazione né tregua: il loro assalto fu rapido e furioso, un unico gesto che univa il gridare al colpire.

I francesi, colti di sorpresa, non ebbero modo di opporre resistenza. Ogni tentativo di difesa fu vano, e non poterono nemmeno proferire parola prima che la furia germanica si abbattesse su di loro. In breve, molti di loro furono abbattuti; i sopravvissuti riportarono ferite gravi e furono spogliati di tutto.

Le armi, strappate dalle mani dei nemici, furono portate dentro le mura di Pavia come trofei. La scena del ritorno dei tedeschi in città fu accolta con esultanza dai cittadini e dai loro compagni d’armi. Ogni lancia, spada o corazza francese divenne simbolo di un piccolo ma significativo trionfo in un assedio che metteva a dura prova il corpo e lo spirito.

Questo atto di audacia non solo diede un momentaneo sollievo al morale degli assediati, ma fu anche un avvertimento per i francesi. Le loro continue provocazioni avevano risvegliato una bestia feroce, pronta a colpire senza pietà al momento opportuno.

La giornata del 29 novembre rimarrà impressa nelle cronache non solo come un episodio di vendetta, ma come una dimostrazione della determinazione degli assediati. A Pavia, dove la fame e il gelo stringevano il cuore, l’onore e la volontà di resistere trovavano ancora la forza di rispondere con colpi tanto rapidi quanto letali.

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