L’audace impresa fallita: Le gesta notturne de’ fanti di Giovanni de’ Medici

L’audace impresa fallita: Le gesta notturne de’ fanti di Giovanni de’ Medici
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

Il giorno 16 di Decembrio, la notte precedente essendo l’aria, per la presenza della luna, non molto fosca, volsero gli fanti del signore Gioanni di Medici mostrar il loro ardire; il perché, avvicinati alla città, & appoggiate le scale a’ gli muri & a’ gli bastioni, pensavano a suo bell’agio potervi sopra salire.
Ma i Tedeschi, che punto non dormivano, a gittare sassi sì fieramente cominciarono, che tutti quelli ch’erano le scale saliti giù nelle fosse traboccarono; il perché, gli altri, nei suoi alloggiamenti ritirandosi, non più ardivano né con scale, né con altre maniere a’ gli muri appresentarsi.
E ben vero ch’elli, per mostrarsi valenti, spessissime fiate i loro scoppi scoccando, tuttavia con schernevoli detti, gli Tedeschi motteggiavano. Ma gli Capitani Imperiali, poco di simili parole curandosi, più volte il giorno montavano una assai alta torre a gran vaghezza dipinta, la qual’era nel molto dilettevole giardino di Monsignore Giangeorgio Beccaria, & di quindi consideravano tutto quello che i Francesi facevano, il perché a ogni pericolo poi più agevolmente riparavano.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

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L.M.

Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, con la luna a rischiarare il cielo e l’aria tutt’altro che oscura, i fanti al servizio di Giovanni de’ Medici decisero di dare prova del loro coraggio. Si avvicinarono furtivamente alle mura di Pavia, appoggiarono le loro scale contro bastioni e mura, e iniziarono a salire con l’intento di sorprendere la difesa e conquistare la città.

Ma i soldati tedeschi, che presidiavano la difesa, erano tutt’altro che addormentati. Notarono l’assalto e reagirono con grande prontezza: cominciarono a lanciare sassi e altre armi contundenti con tale violenza che i fanti, colti alla sprovvista, precipitarono rovinosamente nelle fosse sottostanti. Lo scompiglio fu tale che i superstiti si ritirarono rapidamente nei loro accampamenti, senza osare tentare un nuovo assalto, né con scale né con altri stratagemmi.

Tuttavia, per non apparire sconfitti e per mantenere alto il morale, i fanti di Giovanni de’ Medici continuarono a lanciare colpi di artiglieria e a provocare i nemici con frasi di scherno e derisione. Ma i capitani imperiali, uomini d’esperienza e poco inclini a farsi smuovere da simili parole, rispondevano con freddezza. Più volte al giorno, infatti, essi salivano su una torre molto alta e splendidamente dipinta, situata nel giardino di Monsignore Giangiacomo Beccaria, e da quella posizione osservavano con attenzione ogni movimento dell’esercito francese. In questo modo, avevano la possibilità di prevedere ogni pericolo e rispondere con efficacia a ogni tentativo d’attacco.

Così si concluse un’altra giornata di assedio a Pavia, segnata dal coraggio dei fanti e dall’inflessibile resistenza dei difensori imperiali.

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  • ✨ Immagine creata con ChatGPT

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