Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, con la luna a rischiarare il cielo e l’aria tutt’altro che oscura, i fanti al servizio di Giovanni de’ Medici decisero di dare prova del loro coraggio. Si avvicinarono furtivamente alle mura di Pavia, appoggiarono le loro scale contro bastioni e mura, e iniziarono a salire con l’intento di sorprendere la difesa e conquistare la città.
Ma i soldati tedeschi, che presidiavano la difesa, erano tutt’altro che addormentati. Notarono l’assalto e reagirono con grande prontezza: cominciarono a lanciare sassi e altre armi contundenti con tale violenza che i fanti, colti alla sprovvista, precipitarono rovinosamente nelle fosse sottostanti. Lo scompiglio fu tale che i superstiti si ritirarono rapidamente nei loro accampamenti, senza osare tentare un nuovo assalto, né con scale né con altri stratagemmi.
Tuttavia, per non apparire sconfitti e per mantenere alto il morale, i fanti di Giovanni de’ Medici continuarono a lanciare colpi di artiglieria e a provocare i nemici con frasi di scherno e derisione. Ma i capitani imperiali, uomini d’esperienza e poco inclini a farsi smuovere da simili parole, rispondevano con freddezza. Più volte al giorno, infatti, essi salivano su una torre molto alta e splendidamente dipinta, situata nel giardino di Monsignore Giangiacomo Beccaria, e da quella posizione osservavano con attenzione ogni movimento dell’esercito francese. In questo modo, avevano la possibilità di prevedere ogni pericolo e rispondere con efficacia a ogni tentativo d’attacco.
Così si concluse un’altra giornata di assedio a Pavia, segnata dal coraggio dei fanti e dall’inflessibile resistenza dei difensori imperiali.
Fonti e Note
- ✨ Immagine creata con ChatGPT












































































































