Nel freddo mattino del 29 di Genaio, il possente e felicissimo esercito imperiale, colmo d’ardire e fermezza, finalmente si mosse da Lodi, facendo parere ai nemici di volgersi con grande forza verso Milano. Questa sottile astuzia, ben calcolata dai saggi condottieri imperiali, ingannò subito il Cristianissimo Re di Francia, che, timoroso di un possibile attacco alla capitale del Ducato, volle ordinare il repentino spostamento di parte delle sue genti.
Di fatti, Francesco I, temendo di vedersi tolta ogni via di rifornimento e ritrovandosi in pericolo di essere chiuso egli stesso tra Pavia e Milano, con grandissima fretta diede ordine che Monsignore della Pellizza, con le sue schiere di Svizzeri e Provenzali, si muovesse senza indugio verso Milano, per ivi assicurare il dominio francese e garantire che il passo rimanesse sotto il suo potere.
Così, nel medesimo giorno, parte del campo francese fu visto smobilitarsi e dirigersi con rapidità verso nord, allontanandosi da Pavia, il che fu di grande conforto per gli assediati, che scorgevano nei movimenti del nemico un segno di esitazione, se non di debolezza.
Questa nuova disposizione delle forze francesi non passò inosservata a Monsignor Antonio de Leyva, il quale, dal suo posto di comando, osservava con grande attenzione le mosse del nemico. Gli uomini dell’Impero e i difensori di Pavia, pur patendo la lunga carestia e le fatiche dell’assedio, non smisero di sperare e di confidare nell’avvicinarsi del giorno della loro liberazione.
Se questa ritirata parziale fosse il preludio di una disfatta per il Re di Francia o se dietro vi fosse una più grande trama bellica, presto si sarebbe rivelato. Ma certo è che, nel teatro di guerra, l’astuzia spesso vale più delle spade, e in questa giornata, l’astuzia fu tutta a favore degli imperiali.












































































































