Il giorno seguente, alle ore diciotto, i francesi, animati da un nuovo furore, iniziarono un bombardamento incessante che rimbombò per tutta la città, quasi che il cielo e la terra si fossero uniti nel rombo delle loro artiglierie. Tale era la loro intensità che, in breve tempo, una delle due torri presso la Porta Giova fu ridotta in macerie. I detriti e la polvere si sollevarono come un manto funesto, lasciando sgomenti i cittadini che osservavano dalle mura.
Tuttavia, la notte stessa, mentre il silenzio della città era interrotto soltanto dal lamento dei feriti e dal mormorio delle preghiere, il valoroso signor Antonio de Leyva ordinò che fosse approntato un riparo ancor più solido e sicuro di quello che vi era stato prima. Nonostante la fatica e le continue privazioni, i soldati e i cittadini risposero con la solita determinazione. Uomini e donne lavorarono fianco a fianco, trasportando travi, sacchi di terra e pietre per rinforzare la difesa, affinché l’onore di Pavia fosse mantenuto saldo.
Nonostante tali danni, il popolo di Pavia non si lasciò abbattere. Al crollo delle pietre rispose con la solidità dello spirito e con il fervore della resistenza. In ogni angolo della città si udivano parole di incoraggiamento, e i capitani imperiali non cessavano di spronare le loro truppe, ricordando le glorie passate e promettendo la liberazione imminente.
Così, anche nel giorno più buio, il fuoco della speranza continuò ad ardere nei cuori dei pavesi, mentre il suono delle campane, seppur lontano, ricordava che la fede e il coraggio avrebbero prevalso sul metallo e sulla polvere dei cannoni francesi.
Fonti e Note
- ✨ Immagine creata con ChatGPT












































































































