Nel cuore dell’assedio di Pavia, quando la città intera sembrava soccombere sotto il peso della guerra, due voci del tempo ci restituiscono il racconto di una notte fatale, nella quale il destino si caricò di polvere e piombo.
L’arrivo della polvere e la gioia della città
Nella notte del 9 febbraio, quaranta gianetteri, ognuno con un sacchetto di polvere d’artiglieria, si mossero con destrezza tra i boschi e le compagnie nemiche per raggiungere finalmente Pavia all’alba. La città, afflitta dalla penuria di tale essenziale risorsa, accolse il carico con grande sollievo. Il comandante Antonio de Leyva, consapevole dell’opportunità, fece issare pezzi d’artiglieria sulla torre del castello e, senza indugio, scagliò una pioggia di ferro e fuoco contro le schiere nemiche. La carneficina fu tale che si vedevano corpi di uomini e cavalli spezzati in cento pezzi volare per l’aria. Il fragore scosse gli eserciti e spinse gli imperiali a invitare il nemico alla battaglia.
L’arrivo della polvere da sparo fu confermato anche con numeri leggermente diversi: non quaranta, ma cinquanta cavalleggeri, per un totale di 130 rubbi di polvere. Se il dato numerico differisce, l’effetto sulla città rimane il medesimo: il morale si sollevò, e con esso la fiducia nella resistenza.
Guerra e mercato: la quotidianità sotto assedio
Non solo la battaglia, ma anche il mercato dettava le sorti della città. Se pane e formaggio abbondavano, le galline erano rare e care, l’olio e il lardo ormai introvabili. Il prezzo di una brenta di vino si vende a 12 lire, gallina toccava le otto lire, un lusso per pochi. Così, mentre le torri si caricavano d’artiglieria e i cavalieri si preparavano alla battaglia, la città sopravviveva con ciò che restava.
L’assalto e il fragore dell’artiglieria
Nel corso della giornata del 9 febbraio, una nuova scaramuccia scosse la città. I cavalieri borgognoni si lanciarono nella mischia, coperti da armature splendenti e armati di lance ornate da code di volpe. Il loro impeto fu tale da incutere timore nei francesi, che chiamarono aiuto con grida disperate. Tuttavia, il fuoco dell’artiglieria spezzò l’assalto, costringendo entrambi gli schieramenti a una temporanea ritirata.
Nel frattempo, ventiquattro pezzi d’artiglieria furono scaricati in un colpo solo, un evento di rara potenza distruttiva. Sul risultato della scaramuccia, però, permaneva il dubbio: “non si sa ancora come sia andata a finire per quelli della città”, a riprova di quanto il tumulto della guerra rendesse incerto persino il corso degli eventi a chi vi era immerso.
Il prezzo della resistenza
Divergenze di numeri, differenze di tono, ma un’unica grande verità: la battaglia di Pavia si giocò non solo con il ferro e il sangue, ma con la logistica e la resistenza di una città affamata ma indomita. Così, mentre alcuni raccontano gli eroi del campo di battaglia, altri ricordano che la guerra si combatte anche nei mercati e nelle dispense, dove il prezzo di una gallina può pesare quanto un colpo di cannone.












































































































