Nel freddo giorno del 27 di Genaio, i movimenti dei francesi al di fuori delle mura di Pavia parvero confermare un cambiamento d’intento. Dopo lunghi mesi di assedio, essi decisero di levare tutta l’artiglieria rimasta sul fronte, eccezion fatta per quattro piccoli pezzi. Tale scelta, a detta di molti osservatori, aveva un solo scopo: quello di mantenere l’apparenza di una persistenza nell’assedio, pur celando una ritirata strategica in atto.
Quella stessa notte, i francesi inviarono molte bagagli e convogli verso la città di Milano. I carri carichi di provviste, armi e altre mercanzie si mossero sotto la protezione delle ombre e, con grande ordine, abbandonarono il campo per dirigersi lungo le vie verso la metropoli. Un segnale, questo, che la morsa dell’assedio si stava forse allentando.
Tale comportamento sollevò molte congetture all’interno di Pavia. Vi era chi credeva che il Cristianissimo Re stesse preparandosi a un riposizionamento strategico, magari per affrontare l’esercito imperiale ormai prossimo; altri, più speranzosi, vedevano in questi movimenti un preludio a un completo abbandono dell’assedio.
Il popolo pavese, logorato dalla fame e dalla lunga resistenza, accolse la notizia con sentimenti contrastanti: se da un lato il sollievo per l’apparente alleggerirsi della pressione nemica era palpabile, dall’altro, l’incertezza sul futuro manteneva gli animi sospesi.
Per ora, il comando della città e il valoroso Antonio de Leyva osservano con attenzione i movimenti dei nemici, mantenendo alta la guardia e preparando i soldati a ogni evenienza. Pavia, ancora una volta, si aggrappa alla speranza e alla fede nella prossima liberazione.












































































































