L’8 novembre iniziarono a colpire con una tale furia che sembrava il cielo stesso crollasse, come se il mondo intero stesse per finire. A Porta Sant’Agostina erano state aggiunte molte altre artiglierie, tra cui due grandi cannoni. Tuttavia, la notte precedente, i nostri soldati, insieme a preti, frati, donne, cittadini e nobili, lavorarono senza sosta per costruire una robusta barricata, ancora più forte delle mura originali. L’intensità dei colpi creò una breccia di oltre 50 braccia nella muraglia, sommando anche la prima parte danneggiata. Alle 20 ore i francesi attaccarono con impeto feroce, lanciando due assalti violenti. Tuttavia, si ritirarono con vergogna e con gravi perdite, lasciando circa 250 morti sul campo.
Mentre le truppe erano in armi su quel lato, cominciò l’assalto alla torre del Torrello, dove i francesi avevano creato una breccia di circa 60 braccia, una scena tanto crudele da vedere, guidati dal capitano Federico da Bosolo. I nostri subirono tre ondate di assalto che durarono più di tre ore. Sebbene i nemici non riuscissero mai a salire sulle mura, persero circa 400 uomini, mentre i nostri contarono circa 20 morti e molti feriti. Se aveste visto con quale coraggio e ferocia combattevano i nostri lanzichenecchi, avreste giurato che fossero tutti paladini. Così, alle 23 ore, la battaglia si fermò da ogni lato, e durante la notte le nostre difese furono rinforzate più di prima.
Con occhi miei vidi la tenacia e il furore con cui ogni animo della nostra città si impegnò in quest’aspra difesa, quasi fosse l’ultima battaglia per la propria vita e per la libertà di Pavia. Non c’è canto né prosa che possa lodare a sufficienza la forza degli uomini e il sacrificio della gente pavese in quei momenti di fiamme e gloria.
Fonti e Note
- ✨ Immagine creata con ChatGPT












































































































