8 Novembre 1524: La Tempesta di Fuoco e la Gloria della Resistenza a Porta Sant’Agostina

8 Novembre 1524: La Tempesta di Fuoco e la Gloria della Resistenza a Porta Sant’Agostina
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Anonimo Pavese

A di 8 cominciorono con tal furia a batter che parea il cielo, et tutto il mondo ruvinasse; perché ancora a Porta S. Augustina avevano adgionto molte altre artigliarie, fra le quali gh’erano due grossi cannoni; ma la notte innanzi, li nostri soldatti et pretti, et fratti, et donne et cittadini et gentil huomeni tutti lavororno de modo che feciono un grosso repparo qual era molto più forte, che il murro e con tal furia batterono, che a Porta S. Augustina feceno una batteria de più di 50 brazza, computata la prima, et alle 20 hore vennero a dar battaglia, et con grande impetto dettono a quelle bande due ferocissimi assalti, con vergogna et maggior danno si rettirorno, con mortalità delli suoi circa 250. Stando pur in arme in questa banda si prencipiò lo assalto alla banda del torrion de Torrello, ove havean fatto una batteria de’ forse 60 brazza, così crudel da veder,et quando veneno francesi, Cappitan Federico da Bosolo, et detteno un grandissimo assalto, con refrescamento de tre fiatte il qual durò più di 3 hore grosse.
Vero è che mai s’incalorno montar la murada, pur ne morirono d’essi circa 400, et de nostri in tutte due le batterie circa 20; ma molti ferritti; et se aveste vidduto con quant’animo et ferocità combattean li lansinach nostri, avreste detto, che tutti fossero Palladini: così alle 23 hore cessò la battaglia da ogni canto.
La notte si feceno li rippari più forti de prima.

A. Bonardi, “Diario inedito dell’assedio e della battaglia di Pavia, 1524-1525”, in Memorie e Documenti per la Storia di Pavia e suo principato, P. Moiraghi, Pavia, Premiata tipografia ed eliotipia fratelli Fusi, 1894

L’8 novembre iniziarono a colpire con una tale furia che sembrava il cielo stesso crollasse, come se il mondo intero stesse per finire. A Porta Sant’Agostina erano state aggiunte molte altre artiglierie, tra cui due grandi cannoni. Tuttavia, la notte precedente, i nostri soldati, insieme a preti, frati, donne, cittadini e nobili, lavorarono senza sosta per costruire una robusta barricata, ancora più forte delle mura originali. L’intensità dei colpi creò una breccia di oltre 50 braccia nella muraglia, sommando anche la prima parte danneggiata. Alle 20 ore i francesi attaccarono con impeto feroce, lanciando due assalti violenti. Tuttavia, si ritirarono con vergogna e con gravi perdite, lasciando circa 250 morti sul campo.

Mentre le truppe erano in armi su quel lato, cominciò l’assalto alla torre del Torrello, dove i francesi avevano creato una breccia di circa 60 braccia, una scena tanto crudele da vedere, guidati dal capitano Federico da Bosolo. I nostri subirono tre ondate di assalto che durarono più di tre ore. Sebbene i nemici non riuscissero mai a salire sulle mura, persero circa 400 uomini, mentre i nostri contarono circa 20 morti e molti feriti. Se aveste visto con quale coraggio e ferocia combattevano i nostri lanzichenecchi, avreste giurato che fossero tutti paladini. Così, alle 23 ore, la battaglia si fermò da ogni lato, e durante la notte le nostre difese furono rinforzate più di prima.

Con occhi miei vidi la tenacia e il furore con cui ogni animo della nostra città si impegnò in quest’aspra difesa, quasi fosse l’ultima battaglia per la propria vita e per la libertà di Pavia. Non c’è canto né prosa che possa lodare a sufficienza la forza degli uomini e il sacrificio della gente pavese in quei momenti di fiamme e gloria.

Fonti e Note

  • ✨ Immagine creata con ChatGPT

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