Il 30 gennaio 1525, l’astuto e valoroso Marchese di Pescara, comandante delle truppe imperiali, mosse con le sue compagnie spagnole alla volta del castello di Sant’Angelo, una roccaforte ben munita, protetta da bastioni e profonde fosse. Giunto sul posto, senza indugio, ordinò che l’artiglieria fosse piazzata, e, con un violento bombardamento, fece crollare un bastione e una vasta parte del muro.
La Resistenza di Pietro Gonzaga e la Caduta della Fortezza
A difendere la terra vi era il coraggioso Signore Pietro Gonzaga, con cinquanta uomini d’arme, cento cavalieri ginettieri e due compagnie di fanti, i quali combatterono con grande determinazione. Per molte ore la battaglia infuriò, e il sangue scorse abbondante da entrambe le parti. Tuttavia, quando Gonzaga si accorse che la vittoria era ormai impossibile, si ritirò con i suoi nella fortezza del castello, tentando un’ultima resistenza.
Ma l’assalto degli imperiali era ormai inarrestabile. Una volta espugnata l’intera cittadella, per evitare un massacro, Gonzaga e i suoi uomini si arresero, consegnandosi nelle mani del Marchese di Pescara.
L’Assalto Finale e il Coraggio di Casatta
Il Marchese di Pescara, artefice di questa rapida e gloriosa impresa, comprese che, sebbene la roccaforte fosse già gravemente danneggiata, vi era un altro punto, meno protetto e più facile da scalare, da cui si poteva penetrare. Qui, guidati dal prode cavaliere Casatta, gli imperiali attaccarono con impeto, abbattendo chiunque si frapponesse sulla loro strada.
Nel pieno dello scontro, le vesti del Marchese stesso furono colpite in due punti da proiettili di archibugio, ma il valoroso comandante non si fermò, anzi, proseguì senza esitazione, conducendo i suoi uomini alla vittoria.
Gli spagnoli, entrati con forza nella terra, ottennero un immenso bottino: prigionieri, cavalli, armi e ricchezze.
Il Bottino e la Ricompensa per i Soldati
La conquista di Sant’Angelo non solo consegnò agli imperiali una posizione strategica, ma garantì anche un rifornimento essenziale per l’esercito. Il giorno successivo, infatti, si scoprì che la cittadella era ricca di frumento, vino e altre vettovaglie, le quali furono equamente distribuite ai soldati, come da ordine del Marchese di Pescara.
Così, un altro colpo fu inferto alle forze francesi. Mentre a Pavia si resisteva con fermezza, il Cristianissimo Re vedeva il suo dominio in Lombardia vacillare sempre più.












































































































