L’Impresa di Sant’Angelo: Il Trionfo del Marchese di Pescara

L’Impresa di Sant’Angelo: Il Trionfo del Marchese di Pescara
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

Ma il giorno seguente, l’ingegnosissimo Marchese di Pescara, con le compagnie spagnuole, si appresentò intorno a Santo Angelo. Castello di bastioni e fosse cinto, e qui arrivato s’accampò. Piantata di subito l’artiglieria, rovinò un bastione e una gran parte del muro. Dato l’assalto, nella battaglia — nella quale molti, dall’una e dall’altra parte, restarono morti — ottenne il castello.
Questo fu difeso per molte ore francamente dal Signore Pietro Gonzaga, con cinquanta uomini d’arme, cento ginettieri e due compagnie di fanti. Ma vedendo il Signore Pietro che la vittoria, in alcun modo, non poteva essere sua, con molti altri Gonzaghesi si ritirò nella fortezza del castello. Poi, espugnata del tutto la terra, per sfuggire il peggio, vinti, si arresero al Signore Marchese di Pescara.
E nel vero, lettori cari, molto deve, per questa così bene spedita impresa, essere lodato esso Signore Marchese. Egli, accorgendosi che, dopo la rovina del bastione e del muro, con scale ancora, sebbene non senza malagevolezza, si poteva acquistare la terra, da un’altra banda più debole e non così ben difesa, seguendo un valorosissimo cavaliere chiamato Casatta, che abbatteva tutti quelli che gli contrastavano il passo, entrò con forza dentro.
E benché, nell’entrare che egli fece nella terra, le sue vesti fossero in due luoghi colpite da ballotte di scoppio pesate, nondimeno procedeva sempre francamente, vittorioso, e seguito da molti fanti spagnuoli. Questi divennero tutti ricchi per il grandissimo guadagno che fecero di prigioni, cavalli, armi e danari.
E poi, essendo la terra trovata piena di frumento, vino e altre vettovaglie, ogni cosa fu, il giorno dopo, equamente distribuita al resto dell’esercito.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

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L.M.

Il 30 gennaio 1525, l’astuto e valoroso Marchese di Pescara, comandante delle truppe imperiali, mosse con le sue compagnie spagnole alla volta del castello di Sant’Angelo, una roccaforte ben munita, protetta da bastioni e profonde fosse. Giunto sul posto, senza indugio, ordinò che l’artiglieria fosse piazzata, e, con un violento bombardamento, fece crollare un bastione e una vasta parte del muro.

La Resistenza di Pietro Gonzaga e la Caduta della Fortezza

A difendere la terra vi era il coraggioso Signore Pietro Gonzaga, con cinquanta uomini d’arme, cento cavalieri ginettieri e due compagnie di fanti, i quali combatterono con grande determinazione. Per molte ore la battaglia infuriò, e il sangue scorse abbondante da entrambe le parti. Tuttavia, quando Gonzaga si accorse che la vittoria era ormai impossibile, si ritirò con i suoi nella fortezza del castello, tentando un’ultima resistenza.

Ma l’assalto degli imperiali era ormai inarrestabile. Una volta espugnata l’intera cittadella, per evitare un massacro, Gonzaga e i suoi uomini si arresero, consegnandosi nelle mani del Marchese di Pescara.

L’Assalto Finale e il Coraggio di Casatta

Il Marchese di Pescara, artefice di questa rapida e gloriosa impresa, comprese che, sebbene la roccaforte fosse già gravemente danneggiata, vi era un altro punto, meno protetto e più facile da scalare, da cui si poteva penetrare. Qui, guidati dal prode cavaliere Casatta, gli imperiali attaccarono con impeto, abbattendo chiunque si frapponesse sulla loro strada.

Nel pieno dello scontro, le vesti del Marchese stesso furono colpite in due punti da proiettili di archibugio, ma il valoroso comandante non si fermò, anzi, proseguì senza esitazione, conducendo i suoi uomini alla vittoria.

Gli spagnoli, entrati con forza nella terra, ottennero un immenso bottino: prigionieri, cavalli, armi e ricchezze.

Il Bottino e la Ricompensa per i Soldati

La conquista di Sant’Angelo non solo consegnò agli imperiali una posizione strategica, ma garantì anche un rifornimento essenziale per l’esercito. Il giorno successivo, infatti, si scoprì che la cittadella era ricca di frumento, vino e altre vettovaglie, le quali furono equamente distribuite ai soldati, come da ordine del Marchese di Pescara.

Così, un altro colpo fu inferto alle forze francesi. Mentre a Pavia si resisteva con fermezza, il Cristianissimo Re vedeva il suo dominio in Lombardia vacillare sempre più.

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