4 Dicembre 1524: Il Campo Francese Accoglie Giovanni de’ Medici e la Speranza dei Pavesi

4 Dicembre 1524: Il Campo Francese Accoglie Giovanni de’ Medici e la Speranza dei Pavesi
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

Et havendo già esso Rè Francesco fatta una lunga pratica per haver al soldo suo il signore Gioanni di Medici, al qual’ancora havea fatte promesse larghissime, s’egli alle sue voglie si piegava, perciò esso signore Gioanni il quarto dì di Decembrio, da un grande numero di fanti accompagnato, aggiunse nel campo francese.

Et subito, alloggiando non molto discosto dagli bastioni di Pauia verso l’occidente, fece spiegare quindici bandiere, le quali tutte haveano le croci bianche, & credevasi egli col spiegamento di tante bandiere smarrire gli Pavesi; ma questo non gli giovò nulla.

E ben vero, che più di giorno in giorno crescendo la carestia in Pauia, cominciarono, & gli soldati, & gli Pavesi a dolersi, & lamentarsi, il perché il sapientissimo signor Antonio de Leyva molto avvedutamente tutti confortava col dirgli che stessino di buon animo, imperoché non molto avrebbe indugiato di venir all’aiuto, & soccorso suo l’esercito dell’Imperatore, il quale sapeva egli del certo, che fra pochi giorni sarebbe stato in ordine, & potente a liberarli dall’assedio.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

Il 4 dicembre 1524, un nuovo protagonista fece il suo ingresso nel teatro dell’assedio di Pavia: Giovanni de’ Medici, noto condottiero e comandante di ventura. Dopo lunghe trattative e promesse lusinghiere da parte del re Francesco di Francia, egli giunse nel campo francese accompagnato da un considerevole numero di fanti, mostrando con forza il peso della sua fama e delle sue ambizioni.

Un’entrata spettacolare

Giovanni, alloggiando non lontano dai bastioni occidentali di Pavia, fece spiegare quindici bandiere, ciascuna contrassegnata da croci bianche, un simbolo imponente che intendeva intimidire i difensori della città. L’ostentazione delle insegne e la dimostrazione di forza, tuttavia, non ebbero l’effetto desiderato: i Pavesi, stretti nella loro determinazione, non si lasciarono smarrire da tali manovre.

La carestia dentro le mura

All’interno delle mura, però, la situazione si faceva sempre più critica. La carestia, ormai crescente, iniziava a colpire duramente sia i soldati che la popolazione. Il dolore e i lamenti dei cittadini erano tangibili; l’assedio stava piegando il morale di molti. Tuttavia, in quei momenti di disperazione, il saggio e incrollabile Antonio de Leyva seppe ancora una volta mostrarsi all’altezza della situazione.

La voce della speranza

Con parole di grande saggezza e fermezza, il comandante confortò i suoi uomini e i cittadini, invitandoli a mantenere alto il morale. Li rassicurò sul fatto che l’esercito imperiale, sotto il comando del sacro Impero, era ormai prossimo a intervenire. Antonio, sempre informato sugli sviluppi esterni, annunciò con fiducia che i giorni dell’assedio erano ormai contati e che presto Pavia sarebbe stata liberata dalla morsa francese.

Uno scontro tra volontà e necessità

Mentre il re di Francia continuava a cercare di piegare la resistenza pavese, l’arrivo di Giovanni de’ Medici non cambiò le sorti immediate del conflitto. I difensori, pur piegati dalla fame e dalla sofferenza, rimasero saldi nel loro giuramento di fedeltà all’imperatore Carlo V e al duca Francesco Sforza.

Conclusione

Così, mentre il campo francese si arricchiva di nuovi protagonisti, Pavia trovava nel suo spirito e nella leadership di Antonio de Leyva la forza per resistere. La speranza, nutrita dalle promesse dell’Imperatore e dalla fede incrollabile, divenne il baluardo più grande contro le croci bianche spiegate davanti ai bastioni.

Fonti e Note

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