31 Ottobre 1524: L’Assalto al Ponte del Ticino e l’Ardore delle Difese Pavesi

31 Ottobre 1524: L’Assalto al Ponte del Ticino e l’Ardore delle Difese Pavesi
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Anonimo Pavese

L’ultimo di d’ottobre francesi aggiunsono due cannoni integri, et tri mesi cannoni, et con quelli furiosamente batteano, parte a meso il Ponte del Tisino, parte al Ponte Lavador, ch’è appresso la città, ciovè il Ponte Levadore del Ponte del Tisino, talmente che la guardia nostra non potea più stare. La notte li facessimo tal riparo, che poco li temeano e ponessimo due mezi cannoni, sopra la Hosteria del Pavon, che li fecimo tanto danno, che secondo disseano le spie, ad una sola botta massò 25 huomeni.
Vero è, che la casa, ghé ruinò in cappo; poi havendo essi francesi tolte le diffese del ponte veneno per dare assalto, et con grande quantità de fassine, empirono il fosso del Ponte Levaduro, ch’è verso il Borgo del Tisino, et con scalle si feceno alle murre, ma li Lansenach della guarda del ponte li gittorno focco artifisatto, che si accese nelle ditte fassine, et molti de loro francesi abbruzorono. Vero è, ch’insieme s’abbruzò il ponte Levaduro, et il Bastion nostro,ch’era fatto di fassine, et lettame, et dubbitandosi che per forza si perdesse il ponte, fu fatta deliberazion di romperlo a traverso, et così la notte seguente fu rotto in la volta maggior de larghezza circa 7 brazza, et dal nostro canto li fu fatto un bastion de balle de lanna, et de lin, cavatte dal fontico, et così Fransesi vedendo, che non puteano far cosa buona da questo canto feceno dal canto suo un altro repparo de fassine, et lettame; sì che da quel canto levorno poi essi francesi l’Artiglieria sua, et la notte appresso la piantarono alla torretta ultima al Tesino, ad incontro la Barsena dove stavan dentro dieci de nostri schioppettieri spagnoli, et la batterono a forza de colpi 40. Alla fin se rendettero per paura, et furono ben remunerati, chè parte furono appiccatti per la golla, parte annegati nel Tisino, et così francesi ottenuta la torre li puoseno entro gente, che con archibugi a nostri facean danno assai; onde li nostri piantarono 3 cannoni in la preditta darsena, et batterno ditta toreta talmente, che dal mezzo in su, è ruvinatta, et così francesi levorno tutta l’artiglieria da quella banda.

A. Bonardi, “Diario inedito dell’assedio e della battaglia di Pavia, 1524-1525”, in Memorie e Documenti per la Storia di Pavia e suo principato, P. Moiraghi, Pavia, Premiata tipografia ed eliotipia fratelli Fusi, 1894

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L.M.

L’ultimo giorno di ottobre, i francesi aggiunsero due cannoni pesanti e tre mezzi cannoni, e con essi iniziarono un intenso bombardamento, colpendo sia il Ponte del Ticino sia il Ponte Lavador, che si trova vicino alla città, ossia il Ponte Levatoio del Ticino, a tal punto che le nostre guardie non riuscivano più a resistere. Durante la notte, predisponemmo rinforzi così solidi da farci temere poco dai loro attacchi e posizionammo due mezzi cannoni sopra l’Osteria del Pavone, colpendo con tanta precisione che, secondo le spie, un solo colpo uccise venticinque uomini.

Tuttavia, la struttura crollò, e, approfittando della mancanza di difese al ponte, i francesi tentarono l’assalto, riempiendo il fossato del Ponte Levatoio verso Borgo Ticino con numerose fascine, per poi arrampicarsi sulle mura con le scale. Ma i lanzichenecchi a guardia del ponte usarono del fuoco artificiale, che incendiò le fascine, bruciando molti soldati francesi. Anche il ponte Levatoio e il nostro bastione, costruito con fascine e letame, presero fuoco; temendo di perdere il ponte, si decise di spezzarlo trasversalmente, e nella notte successiva venne aperta una breccia di circa sette braccia di larghezza. Sul nostro lato, costruimmo un bastione con balle di lana e lino prelevate dal magazzino. Vedendo che non riuscivano a ottenere vantaggi da quel lato, i francesi eressero un’altra barriera con fascine e letame; infine, tolsero l’artiglieria da quella zona e, la notte seguente, la piazzarono all’ultima torretta sul Ticino, di fronte alla darsena, dove si trovavano dieci nostri archibugieri spagnoli.

La torre fu bombardata con quaranta colpi, finché si arresero per paura; i francesi li punirono duramente: alcuni furono impiccati, altri annegati nel Ticino. Ottenuta la torre, i francesi vi posero soldati armati di archibugi, che infliggevano gravi danni ai nostri. I nostri risposero piazzando tre cannoni nella darsena, colpendo la torretta con tale forza da distruggerla dalla metà in su, costringendo infine i francesi a ritirare tutta l’artiglieria da quel lato.

Fonti e Note

  • ✨ Immagine creata con Google Gemini

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