L’Audace Sortita di Tedeschi e Spagnoli e la Carestia che Tormenta Pavia

L’Audace Sortita di Tedeschi e Spagnoli e la Carestia che Tormenta Pavia
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

Il seguente giorno, i Tedeschi & gli Spagnuoli, avidi di mostrare che non solamente per schermirsi, ma anche per assalire i nemici erano bastevoli, uscirono di Pavia & con ardire grandissimo vennero addosso a quelli che erano alla guardia dell’artiglieria.
E dopo che qui molti di loro ne ebbero uccisi, se ne tornarono nella città allegri & vittoriosi, conducendo seco due prigionieri, dai quali seppero che i francesi avevano giurato di non voler più combattere Pavia con la forza, ma solamente di mantenerla sotto assedio.
E questa deliberazione fece il Cristianissimo Re, perché egli, dalle sue spie, intese che una grandissima carestia era in Pavia, il che era più che vero. Imperocché, essendo già trascorsi tre mesi, erano mancati il fieno & la paglia, molti cavalli, sfiniti dalla fame, cadevano morti per le vie.
E benché ancora vi fosse qualche poco d’orzo, nondimeno quello era riservato per i soli cavalli grossi.
Non voglio qui dilungarmi a dichiarare come, per molti giorni, alcuni fossero pasciuti con radici d’erbe, ramicelli di vite & d’alberi, scorze di frumento & di fava; ma dirò solamente che, in molte stalle, fu trovato che i cavalli, dalla fame spinti, non solamente mangiavano fango & legni, ma anche si rodevano a vicenda i fianchi, la coda & le chiome.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

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L.M.

Nel dì successivo, i valorosi Tedeschi e Spagnoli, non paghi di mostrarsi abili difensori, vollero anche dimostrare d’essere in grado d’assalire i loro nemici con non minore ardore. Spinti da un orgoglio indomito e da un coraggio senza pari, uscirono dalla città assediata di Pavia con grande determinazione e, con furore, piombarono su quei francesi posti alla guardia dell’artiglieria.

Quivi, in un feroce scontro, molti nemici trovarono la morte, abbattuti dalla forza imperiale. I nostri, ricolmi di gloria e di trofei, tornarono entro le mura della città conducendo due prigionieri, dai quali appresero un’informazione tanto inquietante quanto significativa: i francesi avevano giurato di non voler più combattere Pavia con la forza, ma piuttosto d’assediarla fino allo stremo delle sue forze.

La Strategia del Cristianissimo Re

Questa decisione, attribuita al Cristianissimo Re Francesco I, fu motivata dalle notizie giuntegli dalle sue spie: Pavia era allo stremo. La città, assediata ormai da tre mesi, soffriva una carestia sempre più grave. Il fieno e la paglia erano ormai esauriti e, per le vie, si potevano vedere cavalli scheletrici cadere morti, sfiancati dalla fame.

Rimaneva ancora qualche esiguo sacco d’orzo, ma questo veniva gelosamente custodito per i pochi cavalli grossi rimasti, utili alla difesa.

La Fame che Divora Pavia

Non è necessario qui indugiare troppo nel raccontare le miserie dei pavesi, ma basti sapere che molti, ormai disperati, si cibavano di radici d’erba, di rametti di vite e d’alberi, nonché di scorze di frumento e di fave. Scene ancor più terribili venivano scoperte nelle stalle: cavalli affamati, spinti all’estremo della loro natura, si nutrivano di fango e legno e arrivavano persino a mordersi tra loro, dilaniandosi i fianchi, le code e persino le criniere.

Resistere con Onore

Eppure, nonostante questa desolazione, il morale degli assediati non venne meno. La sortita dei Tedeschi e Spagnoli aveva dimostrato che, anche nella sofferenza più atroce, vi era ancora forza e volontà di combattere. Gli assediati si aggrappavano alla speranza e all’onore, resistendo con coraggio a un nemico che, pur potente, sembrava non riuscire a piegare il loro spirito.

Così, mentre Pavia languiva nella fame, la città continuava a dimostrare al mondo che la determinazione dei suoi difensori era più forte di qualunque assedio.

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