16 Novembre 1524: Il Re di Francia e la Strategia del Ferro Sacro: Milano tra Sacrificio e Oppressione

16 Novembre 1524: Il Re di Francia e la Strategia del Ferro Sacro: Milano tra Sacrificio e Oppressione
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

Non essendo il Re di Francia più abbondante di ballotte di ferro rispetto a quanto i pavesi fossero di polvere, mandò egli lettere, il 16 di novembre, scritte a Monsignore della Tremoglia, allora governatore dei Milanesi, nelle quali era comandato a lui che provvedesse a quelle forniture e subito le mandasse al campo.
Ma poiché qui non si trovavano né fabbri che le fabbricassero né ferro per farle, Monsignore della Tremoglia fece andare per tutto Milano una grida, per la quale fu comandato strettamente che tutte quelle ballotte, che negli anni passati erano state presentate nelle chiese e cappelle a nome e onore della Vergine, o di Santa Barbara, o di qualunque altro santo, fossero raccolte e condotte nel campo del Re.
Ordinato ciò, egli dispose che in molti luoghi di Milano si fabbricasse polvere e si approntassero molte altre cose necessarie per l’espugnazione di Pavia. Spogliò tutti i cittadini e gli artigiani delle loro armi e le inviò altrove. Inoltre, molti milanesi furono costretti a lasciare Milano, ma solo dopo che il governatore della città aveva riscosso una buona quantità di denaro sia dai nobili che dai mercanti.
E benché la città di Milano fosse del Re di Francia, nondimeno, nel castello, al giudizio di tutti coloro che lo considerarono, creduto inespugnabile, si trovava, a nome del Duca, il Signor Giangiacomo di Gallarate, la cui fede e virtù avevano ottenuto dall’Illustrissimo Signore Francesco Sforza che a lui sola fosse affidata una chiave di tutto il suo Stato.
Perciò, sapendo la Tremoglia della costanza di costui, che avrebbe preferito soffrire ogni disagio e persino la morte piuttosto che arrendergli il castello, lo fece circondare dall’esterno con fossati e bastioni. Così, ponendovi tutt’intorno una buona guardia di soldati, sperava di acquisirlo alla fine per assedio.
Ma frequentemente, uscendo quei valorosissimi uomini che lì erano rinchiusi, e affrontando in zuffa i francesi, sempre dentro tornavano con guadagno e con un onore straordinario.
Di tutte queste cose furono informati i pavesi dal Signore Claudio Francese, il quale fu condotto prigioniero in Pavia da un valente cavaliere spagnolo, chiamato il Signor Alongi.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

Con l’assedio di Pavia che si protraeva, il Re di Francia, conscio delle risorse limitate dei suoi nemici, cercava di colmare le proprie lacune logistiche. Sebbene le sue truppe fossero ben fornite di polvere da sparo, mancavano di ballotte di ferro sufficienti per sostenere il lungo conflitto. In data 16 novembre, il Re inviò lettere a Monsignore della Tremouille, governatore dei territori milanesi sotto il dominio francese, ordinando che venissero raccolte ed inviate al campo le forniture necessarie.

La Grida di Milano: Il Sacrificio delle Chiese

Tuttavia, la città di Milano si trovava anch’essa in difficoltà. Mancavano fabbri esperti e riserve di ferro per produrre i proiettili richiesti. Monsignore della Tremouille ricorse allora a un provvedimento straordinario: diffuse per tutta Milano una grida, ordinando che tutte le ballotte di ferro, offerte nel tempo come ex voto nelle chiese e cappelle, dedicate alla Vergine, a Santa Barbara, o ad altri santi, fossero raccolte e inviate al campo francese.

Non si fermò qui: diede disposizioni affinché si producesse nuova polvere da sparo, requisì le armi dei cittadini e degli artigiani e le dirottò verso altri fronti. Per i milanesi, questo significò un’ulteriore oppressione. Molti furono costretti a lasciare la città, ma solo dopo aver consegnato ingenti somme di denaro, richieste senza distinzione a nobili e mercanti.

Il Castello di Milano: La Fede di Giangiacomo di Gallarate

Nonostante Milano fosse sotto il controllo del Re di Francia, il suo castello rimaneva un baluardo di resistenza. Lì si trovava, in nome del Duca Francesco Sforza, il Signor Giangiacomo di Gallarate, uomo di straordinaria lealtà e virtù. Grazie alla fiducia del Duca, era stato a lui affidato il controllo di una delle chiavi dello Stato sforzesco.

Consapevole della determinazione di Giangiacomo, che avrebbe preferito affrontare la morte piuttosto che cedere il castello, la Tremouille optò per un assedio: fece scavare fossati e costruire bastioni attorno al castello, circondandolo con una guardia permanente di soldati. Tuttavia, gli uomini all’interno, nonostante l’assedio, si distinguevano per il loro coraggio. Uscivano spesso per affrontare i francesi in zuffa, riuscendo ogni volta a rientrare con onor e guadagno straordinario.

L’Informazione che Cambiò il Gioco

Mentre le truppe francesi faticavano a sfondare la resistenza pavese e milanese, i difensori di Pavia ricevevano preziose informazioni dal Signor Claudio Francese, un prigioniero catturato da un abile cavaliere spagnolo, il Signor Alongi. Queste notizie permisero ai pavesi di prepararsi a nuovi sviluppi.

Nonostante la pressione crescente, lo spirito di resistenza di Pavia e Milano rimaneva alto, alimentato dal coraggio dei loro comandanti e dal sacrificio dei loro cittadini.

Fonti e Note

  • ✨ Immagine creata con ChatGPT

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