Con l’assedio di Pavia che si protraeva, il Re di Francia, conscio delle risorse limitate dei suoi nemici, cercava di colmare le proprie lacune logistiche. Sebbene le sue truppe fossero ben fornite di polvere da sparo, mancavano di ballotte di ferro sufficienti per sostenere il lungo conflitto. In data 16 novembre, il Re inviò lettere a Monsignore della Tremouille, governatore dei territori milanesi sotto il dominio francese, ordinando che venissero raccolte ed inviate al campo le forniture necessarie.
La Grida di Milano: Il Sacrificio delle Chiese
Tuttavia, la città di Milano si trovava anch’essa in difficoltà. Mancavano fabbri esperti e riserve di ferro per produrre i proiettili richiesti. Monsignore della Tremouille ricorse allora a un provvedimento straordinario: diffuse per tutta Milano una grida, ordinando che tutte le ballotte di ferro, offerte nel tempo come ex voto nelle chiese e cappelle, dedicate alla Vergine, a Santa Barbara, o ad altri santi, fossero raccolte e inviate al campo francese.
Non si fermò qui: diede disposizioni affinché si producesse nuova polvere da sparo, requisì le armi dei cittadini e degli artigiani e le dirottò verso altri fronti. Per i milanesi, questo significò un’ulteriore oppressione. Molti furono costretti a lasciare la città, ma solo dopo aver consegnato ingenti somme di denaro, richieste senza distinzione a nobili e mercanti.
Il Castello di Milano: La Fede di Giangiacomo di Gallarate
Nonostante Milano fosse sotto il controllo del Re di Francia, il suo castello rimaneva un baluardo di resistenza. Lì si trovava, in nome del Duca Francesco Sforza, il Signor Giangiacomo di Gallarate, uomo di straordinaria lealtà e virtù. Grazie alla fiducia del Duca, era stato a lui affidato il controllo di una delle chiavi dello Stato sforzesco.
Consapevole della determinazione di Giangiacomo, che avrebbe preferito affrontare la morte piuttosto che cedere il castello, la Tremouille optò per un assedio: fece scavare fossati e costruire bastioni attorno al castello, circondandolo con una guardia permanente di soldati. Tuttavia, gli uomini all’interno, nonostante l’assedio, si distinguevano per il loro coraggio. Uscivano spesso per affrontare i francesi in zuffa, riuscendo ogni volta a rientrare con onor e guadagno straordinario.
L’Informazione che Cambiò il Gioco
Mentre le truppe francesi faticavano a sfondare la resistenza pavese e milanese, i difensori di Pavia ricevevano preziose informazioni dal Signor Claudio Francese, un prigioniero catturato da un abile cavaliere spagnolo, il Signor Alongi. Queste notizie permisero ai pavesi di prepararsi a nuovi sviluppi.
Nonostante la pressione crescente, lo spirito di resistenza di Pavia e Milano rimaneva alto, alimentato dal coraggio dei loro comandanti e dal sacrificio dei loro cittadini.
Fonti e Note
- ✨ Immagine creata con ChatGPT












































































































