
L.M.
I Cesarei abbattono il muro del Barco e penetrano nel cuore francese. La battaglia infuria, ma la vittoria è vicina.
Quando l’ora volgeva al vespro, da Crema giungevano parole ruggenti come tamburi: i Cesarei hanno sfondato il muro del Barco, l’antiguardo francese vacilla, la Rupe viene stretta d’assedio. Mentre un cavallo cade sotto il Viceré e il capitano Rera cede alla morte, le voci si alzano tra le spade: ‘Vittoria, vittoria!’… ma ancora la sorte non si mostra nuda e certa.

Marino Sanuto
Dal medesimo giorno, 24 febbraio, ore 20. Questa è la seconda lettera. Post scriptum.
Dopo aver chiuso le precedenti, è sopraggiunto un suo uomo del campo, partito alle ore 15, il quale riferisce che questa mattina, intorno all’ora prima del giorno, l’esercito cesareo si mosse dai suoi alloggiamenti e si diresse verso il Barco. Lì abbatterono una gran parte del muro e entrarono nel Barco, dove attaccarono l’antiguardo e la Rupe.
Dice che i Cesarei avevano posizionato alcuni pezzi d’artiglieria sul fianco. Ha visto che monsignor d’Obegnino è stato fatto prigioniero, ferito al volto, insieme ad altri tre baroni.
Aggiunge anche che, sotto al Viceré, è stato ucciso il suo cavallo, e che tra i Cesarei è stato ucciso il capitano Rera. E che da entrambe le parti è morta molta gente.
Al momento della sua partenza, ancora si combatteva con la battaglia principale; ma si diceva che i Francesi si stavano ritirando verso il Ticino, e che i Cesarei avevano tolto ai Francesi sette pezzi d’artiglieria.
Si diceva anche che il Re fosse stato fatto prigioniero, ma non se ne aveva ancora notizia certa.
La gente di Pavia era uscita da un altro lato e combatteva anch’essa contro i Francesi. E al momento della sua partenza, i Cesarei gridavano: “Vittoria, vittoria!”
M. Sanuto, “I Diarii - Tomo XXXVII”, Fratelli Visentini Tipografi Editori Venezia - MDCCCXCIII
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