Martino Verri: Eccellentissimo Don Antonio, vi rendiam grazie per averci concessa audienza, pur ne la gravità de li tempi. Voglia Vostra Signoria esporci ciò che accadde alli dì 8 di novembre, dì ch’è paruto esser cardinale per le sorti de la città.
Antonio de Leyva: Signori miei, ve rendo gratia. Li eventi dell’otto di novembre furon, in veritate, de li più aspra che mai si sian visti sotto ‘sto assedio. Fin da lo primo chiarore, li francesi mossero con impeto furente contra li muri nostri. Aveano costoro già collocati loro bombarde e artiglierie alla Porta de Santo Augustino et a lo Torrione de Torrelunga, et già da giorni avean aperte breccie non picciole. Ma nol seppero prevedere la nostra fè e lo nostro ardore in difesa della città.
Francesco Taegio: Quali furon, se a Vostra Signoria piaccia dirlo, li dettagli de la battaglia che sì accanita si mostrò?
Antonio de Leyva: Gli assalti de li francesi furon condotti co’ soldati svizzeri. Tuttavolta, nostri fanti di Spagna e Tedeschi gli respinsero con gran valore. Le bombarde lor colpiron lungamente; una breccia fu larga trenta braccia a lo Torrione de Torrello, et un’altra de venti braccia presso la Porta de Santo Augustino. Ma l’arte nostra di bombardia et la fede de li nostri si mostraron più forti de li loro assalti.
Martino Verri: Con che arte fu la vostra artiglieria sì efficace?
Antonio de Leyva: Lo nostro artigliere, posto con maestria a lo monte de Santa Agata, colse lo nemico con precisione rara: un colpo a li soldati schierati sopra lo monte Oliveto ne uccise oltre venti, e tale fu la desolazione lor che rallentarono l’impeto. E ancor, pochi dì avanti, un colpo de la nostra bombarda avea già tolto vita a Monsignore de Longa Villa, cugino de lo re de Francia. Tale perdita li fece più cauti et più dubbiosi.
Francesco Taegio: Ma lo loro risposta fu immediata?
Antonio de Leyva: Certo fu; la notte stessa portarono a lo fronte nuovi cannoni, et un doppio cannone che lanciava sfere de ferro de peso di centoventi libre. Ma ogni lor sforzo fu vano contro la nostra resolucion.
Martino Verri: Eccellenza de Leyva, il 10 novembre vi fu scoperto un tradimento all’interno della città. Può dirci di più su quanto accaduto e su come avete gestito la situazione?
Antonio de Leyva: Ah, señor Verri, quel dì fu un momento oscuro per la nostra città, ma anche una prova della nostra vigilanza. Alcuni infelici, mossi forse da paura o dal vile desiderio di favori francesi, cercarono di comunicare col nemico e di minare la nostra difesa. Tuttavia, grazie a una rete di fedeli cittadini e alla prontezza dei miei uomini, il complotto fu sventato. Agimos con fermezza, como es justo fare en tali situazioni. La giustizia fu applicata con severità, mostrando a tutti che il tradimento non troverà mai spazio entro le mura di Pavia. La lealtà del popolo e dei soldati ne uscì rafforzata, e il nemico compresero che non avrà complici tra di noi.
Martino Verri: Volendo poi parlare del dì 12 di novembre, quali furon li fatti principali?
Antonio de Leyva: Quella giornata vide più astutia e consiglio che pura forza. Li Principi Tedeschi, turbati per lo venir meno de le munizioni, posero dubbi; ma lo Conte Battista di Lodrone fece alto parlare, et co’ sua maestria in oratoria infuse ne li animi de’ presenti nuova fè e ardore. Così poté la nostra disciplina mantener li nemici lontani.
Francesco Taegio: E li cittadini, com’essi contribuirono?
Antonio de Leyva: Ognuno de li cittadini mostrò gran cuore. Uomini, donne, et infino putti lavoraron senza tregua: portar legname, fortificar mura, e sostenere li soldati. Senza tal spirito, la città nol avrebbe potuto resistere.
Intervista a lo Conte Battista di Lodrone
Francesco Taegio: Signor Conte, al dì 12 di novembre li vostri interventi parvero decisivi. Quali parole pronunciaste che sì forte impeto destaron ne’ cuori?
Battista di Lodrone: Ahi, miei Signori, dissi parole semplici, ma vere. Chiamai li nostri a ricordar chi combattono e per qual cagione: Pavia, la sua libertà, et lo onore de l’Impero. Dissi loro che senza sacrificio nullo honor si ottiene, et che solo chi ardisce può sperar vittoria. Le parole furon il fuoco, ma la loro fè fu la fiamma.
Martino Verri: Come giudicaste il morale de li soldati in quella giornata?
Battista di Lodrone: Lo morale era stanco, ma non vinto. Bastava uno sguardo et un comando giusto perché tornassero al combattere como lioni. Ogni sforzo fu ripagato dal respingere lo nemico.
Francesco Taegio: Volendo chiudere, qual messaggio voleste dare a li cittadini de Pavia?
Battista di Lodrone: O cittadini di Pavia, a voi dico: resistete sempre, ché la vostra forza è lo baluardo più grande. Pavia non cadrà fintantoché restiamo insieme, in fè e spirito.
Martino Verri: Ringraziamo Vostre Signorie per la cortesia e la forza de le lor parole. Che Iddio vi sostenga nella difesa di questa nobilissima città.
Antonio de Leyva: Che Dio e la Spagna veglino su noi. Gratias, Signori.
Fonti e Note
✨ Testo e immagine creati con ChatGPT, basato su dati storici
Per approfondire
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6 Novembre 1524: Nuova Pioggia di Fuoco sulla Porta Sant'Agostino e Torrelunga
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7 Novembre 1524: L'Assalto Fallito e l'Orgoglio Svizzero Infranto alle Mura di Pavia
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8 Novembre 1524: La Tempesta di Fuoco e la Gloria della Resistenza a Porta Sant'Agostina
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9 Novembre 1524: L'assedio serrato e il respiro della speranza
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Francesco Taegio a proposito dei fatti dell'8 Novembre
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10 Novembre 1524: Tradimento a Pavia, La Giustizia di Antonio de Leyva contro l’Infedeltà
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12 Novembre 1524: Il Consiglio dei Principi Tedeschi e la Resistenza di Pavia - Il Coraggio che Sfida la Paura












































































































