Adì 25 di Genaio, mentre i giorni si consumano nell’attesa del tanto desiderato soccorso, la città di Pavia, assediata ormai da tre lunghi mesi, registra con precisione le risorse ancora disponibili e i sacrifici compiuti dai suoi abitanti e dai soldati al servizio dell’Imperatore.
Le risorse nella città: un bilancio della sopravvivenza
Nella notte precedente, i francesi avevano emanato una grida, ordinando che gli ammalati e i bagagli fossero trasferiti a Belreguardo, e che il resto delle truppe si ritirasse sotto le rispettive bandiere, pena la forca per i disobbedienti. Mentre fuori dalle mura si assisteva a questo movimentato riassetto, all’interno si compiva un’attenta ricognizione delle provviste rimaste.
La città può contare su vino per quindici giorni e frumento e formaggio sufficienti per due mesi. Tuttavia, la carne scarseggia terribilmente: si macellano asini, venduti a cinque soldi la libra, e cavalli, a quattro soldi. Le galline, rarissime, si comprano a uno scudo ciascuna, mentre i pavoni, riservati solo ai più facoltosi, costano quattro scudi l’uno. Il vino, fondamentale per mantenere alto il morale, vale due ducati la brenta, mentre il frumento è valutato sei lire il sacco. Le uova si trovano a 16 soldi l’una, e il lardo si vende a 40 soldi la lira.
Questa situazione drammatica conferma che Pavia è ormai stretta in un vero e proprio assedio, eppure, miracolosamente, nulla è venuto meno per chi ha avuto i mezzi per spendere. La popolazione, benché stremata, resiste con orgoglio, mentre la città dimostra una straordinaria capacità di sostenere i suoi difensori.
Il sacrificio della città e il sostegno ai soldati
Da quando le mura sono state chiuse, la città ha raccolto e distribuito risorse per un valore di oltre 24.000 ducati, tra stoffe, seta e denaro. Il Signor Antonio de Leyva, esempio di dedizione e sacrificio, ha fatto fondere i suoi argenti, la sua collana d’oro e persino alcuni beni dei capitani, raccogliendo così oltre 6.000 ducati per coniare testoni e scudi. Uno di questi esemplari è stato conservato come memoria perpetua.
Ogni giorno, ai soldati sono distribuiti 16.000 once di pane, 12 l’uno, 85 brente di vino e 24 forme di formaggio parmigiano, mantenendo vivi e pronti al combattimento gli uomini alloggiati nelle case vuote o impegnati nelle batterie. Quelli ospitati nelle case abitate, invece, provvedono alle loro spese autonomamente. Tuttavia, il bisogno incessante di legna ha portato alla rovina di un quarto delle case della città, sacrificio necessario per sopravvivere al rigore dell’inverno.
Segnali dal campo nemico e atti di audacia
In questo stesso giorno, un lanzichenecco, prigioniero dei francesi, riuscì con astuzia a entrare in Pavia e riferì che il Re di Francia stava muovendo il suo esercito verso Marignano per affrontare le forze imperiali. Questa notizia, se confermata, potrebbe indicare un cambio di strategia nemica.
Francesco Taegio narra inoltre di un audace attacco condotto da venti spagnoli, i quali, accordatisi con alcuni pavesi, assaltarono un bastione nemico verso occidente, uccidendo e spogliando molti avversari. Tornarono vittoriosi con quattro archibugi come trofei, dimostrando che, anche in queste difficili condizioni, il coraggio non è mai venuto meno.
Un assedio che non spegne la speranza
Mentre la città è ridotta allo stremo, il popolo pavese e i suoi difensori continuano a resistere, sostenuti dalla promessa di soccorso imminente. L’abilità organizzativa di Antonio de Leyva e il sacrificio collettivo della popolazione sono il fulcro di questa straordinaria resistenza, un esempio di forza e tenacia che risuona oltre le mura assediate di Pavia.












































































































