Pavia, 25 Gennaio 1525: Tra Sacrifici e Resistenza, il Terzo Mese di Assedio

Pavia, 25 Gennaio 1525: Tra Sacrifici e Resistenza, il Terzo Mese di Assedio
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Anonimo Pavese

La notte seguente, i francesi fecero una grida, ordinando che tutti gli ammalati e i bagagli si dirigessero verso Belreguardo e che il resto della loro gente si ritirasse, al suono di tamburi e trombe, sotto le rispettive bandiere, pena la forca per chi non obbedisse.
In questo tempo avevamo effettuato una descrizione delle provviste nella città e trovammo di avere vino per 15 giorni, frumento e formaggio per due mesi. Carne non se ne trovava, ma qualche gallina si vendeva a uno scudo l’una e i pavoni a 4 scudi ciascuno. Si faceva macelleria d’asini a 5 soldi la libra e di cavalli a 4 soldi, e se ne mangiava molto.
Il vino valeva 2 ducati la brenta, il frumento 6 lire il sacco, e si trovava qualche uovo a 16 soldi l’uno. Il lardo si vendeva a 40 soldi la lira. Adesso si può dire che si tratta di un assedio, e grande cosa pare che, da quando siamo rinchiusi, non sia mai entrata merce in città. Sono ormai tre mesi che siamo assediati da ogni lato, eppure si è sempre trovato qualcosa per chi ha avuto i mezzi per spendere.
Ogni mese si sono distribuiti alcuni pochi denari ai soldati, quasi tutti vestiti. Non vi descrivo il modo, perché sarebbe lungo da scrivere, ma fino a questo giorno, tra stoffe, seta e denaro, la città ha fornito più di 24.000 ducati. Il Signor Antonio de Leva ha fatto fondere tutti i suoi argenti e la sua collana d’oro, così come alcuni altri capitani, per un valore forse superiore a 6.000 ducati. Con essi si sono coniati testoni e scudi, delle quali monete ne conservo un esemplare come memoria perpetua.
Oltre a ciò, tra stoffe, seta e denaro, la povera città continua a dare: ogni giorno 16.000 onze di pane, 12 l’uno, brente 85 di vino e 24 forme di formaggio parmigiano da distribuire ai soldati alloggiati nelle case vuote e impegnati nelle batterie.
I soldati alloggiati nelle case abitate, invece, fanno le loro spese autonomamente. Inoltre, la necessità di legna ha portato alla rovina di un quarto delle case della città.
Questo è quanto mi viene in mente fino a oggi. Stiamo rinchiusi, aspettando soccorso.
In questo stesso giorno è entrato un lanzichenecco che era prigioniero dei francesi e ha riferito che il Re si sta muovendo contro il nostro esercito, dirigendosi verso la via di Marignano. Di tutto ciò che seguirà vi darò notizia.

A. Bonardi, “Diario inedito dell’assedio e della battaglia di Pavia, 1524-1525”, in Memorie e Documenti per la Storia di Pavia e suo principato, P. Moiraghi, Pavia, Premiata tipografia ed eliotipia fratelli Fusi, 1894

di Francesco Taegio

Francesco Taegio

Il giorno 25 di Genaio, venti Spagnuoli, accordati con alcuni pavesi, vennero fuori di Pavia verso l’occidente e, assalito che ebbero un bastione di quelli dell’avversa parte, molti di loro ne uccisero, e molti ne spogliarono. Poi, con il guadagno di quattro archibugi, si ritirarono.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

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L.M.

Adì 25 di Genaio, mentre i giorni si consumano nell’attesa del tanto desiderato soccorso, la città di Pavia, assediata ormai da tre lunghi mesi, registra con precisione le risorse ancora disponibili e i sacrifici compiuti dai suoi abitanti e dai soldati al servizio dell’Imperatore.

Le risorse nella città: un bilancio della sopravvivenza

Nella notte precedente, i francesi avevano emanato una grida, ordinando che gli ammalati e i bagagli fossero trasferiti a Belreguardo, e che il resto delle truppe si ritirasse sotto le rispettive bandiere, pena la forca per i disobbedienti. Mentre fuori dalle mura si assisteva a questo movimentato riassetto, all’interno si compiva un’attenta ricognizione delle provviste rimaste.

La città può contare su vino per quindici giorni e frumento e formaggio sufficienti per due mesi. Tuttavia, la carne scarseggia terribilmente: si macellano asini, venduti a cinque soldi la libra, e cavalli, a quattro soldi. Le galline, rarissime, si comprano a uno scudo ciascuna, mentre i pavoni, riservati solo ai più facoltosi, costano quattro scudi l’uno. Il vino, fondamentale per mantenere alto il morale, vale due ducati la brenta, mentre il frumento è valutato sei lire il sacco. Le uova si trovano a 16 soldi l’una, e il lardo si vende a 40 soldi la lira.

Questa situazione drammatica conferma che Pavia è ormai stretta in un vero e proprio assedio, eppure, miracolosamente, nulla è venuto meno per chi ha avuto i mezzi per spendere. La popolazione, benché stremata, resiste con orgoglio, mentre la città dimostra una straordinaria capacità di sostenere i suoi difensori.

Il sacrificio della città e il sostegno ai soldati

Da quando le mura sono state chiuse, la città ha raccolto e distribuito risorse per un valore di oltre 24.000 ducati, tra stoffe, seta e denaro. Il Signor Antonio de Leyva, esempio di dedizione e sacrificio, ha fatto fondere i suoi argenti, la sua collana d’oro e persino alcuni beni dei capitani, raccogliendo così oltre 6.000 ducati per coniare testoni e scudi. Uno di questi esemplari è stato conservato come memoria perpetua.

Ogni giorno, ai soldati sono distribuiti 16.000 once di pane, 12 l’uno, 85 brente di vino e 24 forme di formaggio parmigiano, mantenendo vivi e pronti al combattimento gli uomini alloggiati nelle case vuote o impegnati nelle batterie. Quelli ospitati nelle case abitate, invece, provvedono alle loro spese autonomamente. Tuttavia, il bisogno incessante di legna ha portato alla rovina di un quarto delle case della città, sacrificio necessario per sopravvivere al rigore dell’inverno.

Segnali dal campo nemico e atti di audacia

In questo stesso giorno, un lanzichenecco, prigioniero dei francesi, riuscì con astuzia a entrare in Pavia e riferì che il Re di Francia stava muovendo il suo esercito verso Marignano per affrontare le forze imperiali. Questa notizia, se confermata, potrebbe indicare un cambio di strategia nemica.

Francesco Taegio narra inoltre di un audace attacco condotto da venti spagnoli, i quali, accordatisi con alcuni pavesi, assaltarono un bastione nemico verso occidente, uccidendo e spogliando molti avversari. Tornarono vittoriosi con quattro archibugi come trofei, dimostrando che, anche in queste difficili condizioni, il coraggio non è mai venuto meno.

Un assedio che non spegne la speranza

Mentre la città è ridotta allo stremo, il popolo pavese e i suoi difensori continuano a resistere, sostenuti dalla promessa di soccorso imminente. L’abilità organizzativa di Antonio de Leyva e il sacrificio collettivo della popolazione sono il fulcro di questa straordinaria resistenza, un esempio di forza e tenacia che risuona oltre le mura assediate di Pavia.

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