Nebbia e Sangue: Le Scaramucce dell’8 Febbraio 1525

Nebbia e Sangue: Le Scaramucce dell’8 Febbraio 1525
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

L’8 febbraio, l’aria era così densa di nebbia che gli abitanti di Pavia non riuscivano a vedere l’esercito francese, il quale non distava più di cinquecento passi dalla città. Tuttavia, alcune spie riferirono loro che quel giorno si erano svolte alcune piccole scaramucce e che si sarebbe combattuto con maggiore intensità, se una pioggia sottile, caduta dal cielo, non lo avesse impedito.
All’ora ventiduesima, trenta uomini d’arme spagnoli e una compagnia di tedeschi, partendo dal castello di Pavia, si scontrarono con i nemici, dando vita a un feroce combattimento che durò circa un’ora. In questa mischia molti francesi persero la vita, ma, essendo ormai tarda l’ora, gli imperiali si ritirarono con il bottino di un cavallo carico d’armi. I francesi, non potendo tollerare tale affronto, iniziarono a inseguirli con una numerosa compagnia di uomini d’arme. Tuttavia, poiché gli spagnoli e i tedeschi si erano già ritirati all’interno dei bastioni, non subirono alcun danno.
Alcuni testimoni riferirono che, trovandosi in quel momento sulla cima di un torrione del castello, quando l’aria si schiarì leggermente, videro un soldato ferito a una coscia. Sentendo sopraggiungere la morte e accorgendosi che i tedeschi stavano per avvicinarsi per spogliarlo, egli si mise la mano in seno e, tirata fuori una borsetta piena di denari, la lanciò con grande furia verso i suoi compagni. Per questo gesto, i tedeschi, infuriati, lo squartarono in più parti. Per lo stesso motivo, non ebbero alcuna pietà per un altro uomo che, riverso a terra e completamente coperto di sangue, fu sbranato dalle loro spade.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

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Anonimo Pavese

L’8 febbraio, il nostro campo non si mosse, ma osservammo qualche scaramuccia tra i nemici. Molti dei nostri soldati uscirono dalla città e attaccarono i francesi che si trovavano nei pressi del Barco per ingaggiare battaglia. In meno di un’ora, più di 400 fanti si scontrarono da entrambe le parti.
In soccorso della nostra fanteria, uscirono 40 cavalleggeri, i quali riuscirono ad abbattere tre francesi. Tuttavia, dal campo nemico giunsero numerosi rinforzi con molte bandiere spiegate, costringendo i nostri a ritirarsi. Seguirono anche numerosi cavalieri francesi, che per un certo tempo continuarono a scaramucciare con i nostri. Alla fine, ciascuno fece ritorno alle proprie bandiere e molti dei nostri uomini rimasero feriti.

A. Bonardi, “Diario inedito dell’assedio e della battaglia di Pavia, 1524-1525”, in Memorie e Documenti per la Storia di Pavia e suo principato, P. Moiraghi, Pavia, Premiata tipografia ed eliotipia fratelli Fusi, 1894

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L.M.

Nebbia e Sangue: Le Scaramucce dell’8 Febbraio 1525

L’8 di febbraio, il cielo sopra Pavia si fece greve e opprimente, avvolgendo la città e i campi circostanti in una fitta coltre di nebbia. Così densa era la bruma che neppure dall’alto delle torri si potevano scorgere i movimenti dell’esercito francese, benché non distasse più di cinquecento passi dalle mura. Tuttavia, le spie imperiali portarono notizie certe: quel giorno si sarebbero svolti nuovi scontri, ma una sottile pioggia caduta dal cielo smorzò l’ardore della battaglia, ritardando il momento in cui le armi avrebbero parlato.

Un Assalto Feroce e una Ritirata Sicura

Nonostante il maltempo, l’ora ventiduesima segnò l’inizio di una nuova sortita imperiale. Trenta uomini d’arme spagnoli e una compagnia di tedeschi partirono dal castello di Pavia per affrontare i nemici. L’attacco si abbatté con impeto sulle linee francesi, innescando uno scontro cruento che perdurò per quasi un’ora. L’urto degli imperiali si rivelò micidiale: molti francesi caddero sul campo, lasciando ai vincitori il bottino di un cavallo carico d’armi. Ma la sorte di guerra muta con rapidità: i francesi, furenti per l’audacia degli imperiali, radunarono una folta compagnia di uomini d’arme e si lanciarono all’inseguimento.

Ma la ritirata degli spagnoli e dei tedeschi era stata rapida e ben congegnata: si chiusero all’interno dei bastioni di Pavia, al sicuro dagli artigli del nemico, mentre i francesi, delusi, non poterono far altro che constatare la loro impotenza di fronte alle solide mura cittadine.

La Furia della Battaglia e l’Assenza di Pietà

Dai torrioni del castello, alcuni testimoni osservarono una scena che resterà impressa nella memoria dei presenti. Un soldato francese, gravemente ferito a una coscia e ormai conscio della propria fine, cercò con un ultimo gesto di proteggere i suoi beni. Estrasse una borsa colma di denari e la lanciò con forza ai suoi compagni, sperando che almeno le sue ricchezze non cadessero in mani nemiche. Ma i tedeschi, testimoni del gesto, si infuriarono e si accanirono sul morente con inaudita ferocia, squartandolo senza pietà. Un destino altrettanto crudele attese un altro uomo, riverso a terra nel proprio sangue, il quale fu finito senza esitazione dalle spade nemiche.

Un Giorno di Nebbia e di Sangue

Mentre la pioggia continuava a cadere e la nebbia si addensava sui campi di battaglia, l’8 febbraio trascorse tra piccole scaramucce e brevi assalti, ma fu macchiato da atti di estrema violenza. Se la guerra aveva imposto ai soldati di combattere senza esitazione, la crudeltà mostrata verso i caduti ricordò a tutti che la battaglia per Pavia non sarebbe stata solo una questione di strategia, ma anche una prova di resistenza all’orrore della guerra stessa.

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