Lo Stratagemma dei Francesi e la Fiera Resistenza di Pavia

Lo Stratagemma dei Francesi e la Fiera Resistenza di Pavia
di Francesco Taegio

Francesco Taegio

Il giorno 9 di Genaio, innanzi mezzanotte, con un nuovo modo di battagliare, fu un bastione, che era verso l’oriente, dai francesi assalito.
Imperocché prima si scoprirono alcuni, e pochi fanti, i quali, l’uno dall’altro molto discosti, cominciarono a gittare sassi; e, accostatisi ben sotto al bastione, subito posti in ordinanza, con frecce e schioppi ferivano i Tedeschi.
E benché alcuni di loro, lassi e feriti, se ne partissero, nondimeno sempre ne arrivavano degli altri, i quali, con buoni colpi di lance e spade, rinfrescavano il terribile assalto.
Vero è che gli Alemanni e gli Spagnoli, non con minore prodezza, colpivano. Il perché la battaglia durò tre ore, e benché la vittoria non fosse dei francesi, nondimeno nove Tedeschi rimasero morti, e sei Spagnoli; e molti altri Alemanni, gravemente feriti, ne furono portati via.
Ma fatto giorno, si rallegrarono molto i pavesi, perciò che videro un grandissimo numero dei nemici, che giacevano uccisi nella fossa e sul bastione.

F. Taegio, “Rotta e prigionia di Francesco primo, re di Francia, sotto Pavia l’anno 1525”, tradotta dal Cremonese Cambiago, Pavia, per Gio. Andrea Magri Stampatore della Città, 1655

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L.M.

Addì 9 di Genaio, nelle cupe ore innanzi alla mezzanotte, i francesi tentarono un nuovo stratagemma di battaglia per piegare la resistenza della meschinella Pavia. Rivolsero il loro ardore verso un bastione che sorgeva sull’oriente, mostrando un’arte e astuzia inusitate.

Imperocché dapprima comparvero alcuni fanti, pochi in numero, i quali, ben distanti l’uno dall’altro, iniziarono a lanciare sassi contro le difese. Questo servì a celare la vera natura dell’assalto: quando essi si furono accostati sotto al bastione, si disposero in ordinanza e, con schioppi e frecce, iniziarono a ferire i Tedeschi che vigilavano sulla difesa.

I primi assalitori, stanchi e feriti, si ritirarono; ma a ogni partenza ne giungevano altri, freschi e armati, che con colpi di lance e spade rinfocolavano l’assalto. La battaglia, feroce e senza tregua, infuriò per tre lunghe ore. Da un lato, i francesi mostrarono un’audacia degna di nota; dall’altro, gli Alemanni e gli Spagnoli, animati da un’indomita determinazione, opposero una resistenza degna delle passate glorie imperiali.

La notte si consumò nel fragore delle armi, e benché i francesi non potessero vantare alcuna vittoria, il sacrificio fu pesante per gli assediati: nove Tedeschi rimasero morti sul campo e sei Spagnoli con loro, mentre molti altri furono portati via con gravi ferite.

Quando il giorno finalmente illuminò le mura, un sospiro di sollievo percorse la città di Pavia. I difensori poterono contemplare la prova del loro valore: un gran numero di nemici giaceva senza vita nelle fosse e sul bastione, testimoniando che, sebbene il costo fosse stato alto, la città aveva ancora una volta resistito.

La meschinella Pavia, pur stretta nella morsa dell’assedio, si conferma invincibile, sostenuta dal valore dei suoi soldati e dalla fede in Dio che, come mostrano i fatti, non abbandona mai chi difende con coraggio la giustizia.

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