Il Ritiro di Giovanni de’ Medici da Pavia

Il Ritiro di Giovanni de’ Medici da Pavia
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Martino Verri

Dopo quattro giorni, il Signor Giovanni si fece portare a Parma e, dopo alcuni giorni, fu risanato dalla piaga. E meglio fu per lui, poiché, se fosse rimasto sotto Pavia sino alla fine dell’assedio, sarebbe stato con gli altri o morto o preso.

M. Verri, “Narrazione del pavese Martino Verri, testimonio oculare dei fatti accaduti in Pavia...”, “Il comune dei Corpi Santi di Pavia e ca de Tedioli”. Carlo Dell'Acqua. Pavia, Tip. Fratelli Fusi, 1877

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L.M.

Le ferite di guerra non sempre si misurano in sangue versato sul campo, ma anche nelle decisioni che il destino impone. Così accadde a Giovanni de’ Medici, il fiero capitano ferito il 18 febbraio, che quattro giorni dopo fu costretto a lasciare il campo francese per ricevere cure adeguate.

Un Necessario Allontanamento

Dopo aver subito una grave ferita alla gamba, Giovanni de’ Medici non poteva più combattere. Il suo valore lo aveva reso una leggenda, ma la carne è meno resistente della volontà.

Il 22 febbraio 1525, fu deciso il suo trasferimento. Portato a Parma, lontano dai fragori della battaglia, ricevette le cure necessarie e riuscì a guarire dalla piaga.

Questa decisione, seppur dolorosa per un uomo d’arme come lui, si rivelò provvidenziale.

Il Destino Scongiurato

Se fosse rimasto sotto Pavia fino alla fine dell’assedio, avrebbe condiviso la sorte degli altri francesi:

La morte, come tanti uomini d’arme e svizzeri massacrati sul campo, o la prigionia, come Francesco I, re di Francia, e i suoi capitani, destinati a finire nelle mani degli imperiali.

Così, Giovanni de’ Medici evitò il destino che attendeva molti suoi compagni d’arme. Non fu una fuga, ma una necessità imposta dalla guerra, un passaggio obbligato per chi, ferito, non poteva più impugnare la spada in uno scontro imminente.

 

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