Nel gelido inverno del 13 gennaio 1525, tra le mura martoriate di Pavia, la disperazione si mescolava alla speranza. I soldati tedeschi, stremati dall’assedio e dalle privazioni, chiesero ancora una volta la loro meritata paga. Il signor Antonio de Leyva, saldo nel comando ma gravato dalle difficoltà, si trovò nell’urgente necessità di reperire il denaro per soddisfare i suoi uomini.
Su consiglio del Senato cittadino, furono imposti prestiti forzati a medici, speziali, beccai, fabbri e osti. Particolare pressione cadde su coloro che possedevano i mulini, poiché maggiori erano i loro guadagni. Tuttavia, tali risorse si rivelarono insufficienti.
Allora, con nobile sacrificio, il signor Antonio si privò della sua collana d’oro e di certi anelli preziosi, facendoli battere in monete su cui splendevano i nomi di Pavia e di Cesare. Non pago di ciò, si rivolse ai capitani spagnoli, implorando prestiti in fiorini, con i quali poté temporaneamente calmare le richieste dei soldati tedeschi.
Il Miracoloso Arrivo degli Spagnoli
Ma proprio quando ogni speranza sembrava affievolirsi, la Provvidenza si manifestò in modo inaspettato. Due valorosi soldati spagnoli, con astuzia e coraggio, penetrarono nelle mura di Pavia. Uno di essi portava con sé la bandiera di una compagnia militare, e con grande solennità consegnarono al signor Antonio tremila ducati d’oro, inviati dal valoroso Viceré di Napoli e dal signor Marchese di Pescara. Questo dono, destinato a pagare i soldati, giunse come pioggia benedetta sulla terra arida.
Questo atto di generosità infuse nuova forza e coraggio nei soldati tedeschi, i quali giurarono, con ardore e fede, di sopportare ogni sofferenza e persino mille morti piuttosto che consegnare Pavia nelle mani del nemico.
Il Soccorso in Marcia da Lodi
Ma ancor più delle monete, ciò che fece palpitare i cuori fu la notizia che il grande esercito imperiale si era ormai raccolto e si preparava a muovere da Lodi il giorno 15 gennaio. Le file dei soldati erano compatte e pronte a marciare sotto le insegne del Serenissimo Imperatore Carlo V e del nostro amatissimo Duca Francesco Sforza. Fu anche assicurato che la Serenissima Repubblica di Venezia, in segno di rinnovata alleanza, aveva ormai saldo il patto con l’Impero e il Duca, mostrando fedeltà e impegno.
La notizia dell’arrivo imminente dei rinforzi sollevò gli animi e accese la speranza tra i difensori. Il signor Antonio, assieme ai capitani, ordinò che tutto il popolo e i soldati si radunassero sulle mura. Con grida potenti e vibranti di fede, inneggiarono:
“Imperio! Duca! Spagna! Inghilterra! Marco!”
Le trombe squillarono, i cannoni tuonarono in segno di gioia e la città di Pavia si colmò di un rinnovato spirito di resistenza.
L’Astuzia degli Spagnoli: Inganno e Coraggio
Non si può tacere sull’incredibile ardimento dei due spagnoli che portarono soccorso a Pavia. Per molti giorni rimasero nel campo francese, ingannando il Re di Francia stesso. Con sottile inganno, raccontarono di esser fuggiti dall’Imperatore dopo aver ucciso uno scudiero del Marchese di Pescara, e così si offrirono al servizio del Re. Egli, ingannato, li accolse con favori e doni. Solo quando il momento fu propizio, i due spagnoli abbandonarono il campo nemico e rientrarono trionfanti a Pavia con il prezioso oro.
Le Divergenze delle Cronache
Non si può ignorare che le cronache discordano su questi eventi: mentre il cronista pavese anonimo colloca questi fatti al 12 gennaio, Francesco Taegio li riporta al 13 gennaio. Pur nella discrepanza delle date, resta inalterata la straordinaria portata di questi eventi, che ravvivarono la speranza nei cuori dei pavesi.
Così, tra fede, ingegno e sacrificio, Pavia si preparava a resistere, sorretta dalla promessa di aiuto che già avanzava lungo le strade gelate della Lombardia.












































































































